3 Predica

 

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Omelia – V Domenica di Quaresima (Anno A)

Fratelli e sorelle, carissimi,

c’è un’esperienza molto semplice e universale che tutti condividiamo: noi esseri umani vogliamo vivere. In condizioni normali nessuno desidera morire. Ogni persona, anche quando attraversa momenti difficili, porta dentro di sé un desiderio profondo di vita.

Ma che cosa significa davvero “vivere”? Non semplicemente esistere. L’uomo desidera una vita piena: felice, vissuta in comunione con gli altri, ricca di senso.

Questo desiderio lo vediamo anche raccontato, in modo molto realistico, nel film “La dolce vita” di Federico Fellini. Il protagonista, Marcello (interpretato da Marcello Mastroianni), è un uomo che ha tutto: successo, conoscenze, accesso al mondo brillante di Roma, alle feste, alla bellezza, al denaro. Eppure, dentro di sé, cerca qualcosa di più.

Anche lui, come ogni uomo, ha fame di vita vera.

All’inizio sembra che quella vita gli offra tutto: relazioni, emozioni, esperienze intense. Pensiamo alla famosa scena nella Fontana di Trevi, con Sylvia (interpretata da Anita Ekberg): un momento di bellezza, di leggerezza, quasi di felicità perfetta. È l’immagine di ciò che tanti cercano: una vita affascinante, piena, senza limiti.

Ma proprio qui emerge una verità importante. Se l’uomo non si controlla, se non dà una direzione alla propria vita, ciò che sembra “pieno” diventa vuoto.

Marcello comincia a vivere senza misura: feste continue, relazioni superficiali, ricerca incessante di nuove emozioni. Vuole essere felice a tutti i costi. Ma poco a poco succede qualcosa: tutto perde valore.

  • Le relazioni diventano fragili, quasi inutili.
  • L’amore non è più amore, ma solo compagnia momentanea.
  • La gioia si trasforma in stanchezza.

Quello che doveva essere “dolce vita” diventa una vita pesante, a tratti persino insopportabile.

Il film ci mostra una grande illusione: pensiamo che, moltiplicando i piaceri, troveremo la felicità. In realtà, senza misura e senza verità, la felicità si svuota.

E questo riguarda anche noi. Quando una persona si abitua a vivere solo per:

il piacere, il denaro, il successo, le emozioni forti, cioè per cose che passano, prima o poi si ritrova vuota.

 

Si può diventare dipendenti: dal bisogno di essere felici, dal bisogno di “sentire qualcosa”. Ma questa dipendenza non libera: rende schiavi. E alla fine, invece di essere più felici, si diventa più soli.

Ma c’è anche un’altra immagine, molto diversa, che il cinema ci offre. Nel film “La vita è bella” di Roberto Benigni vediamo qualcosa di opposto: anche nella sofferenza più grande, anche davanti alla morte, l’uomo continua a scegliere la vita.

Il protagonista protegge il cuore del figlio, trasforma l’orrore in un gioco, pur di salvare in lui la speranza. Qui capiamo una verità fondamentale: il desiderio di vivere e di far vivere gli altri è più forte di tutto.

Possiamo dire ancora di più: anche in condizioni estreme come Auschwitz ci sono stati uomini e donne (Edith Stein, Massimiliano Kolbe et cetera) capaci di conservare la propria dignità; e allo stesso tempo, in condizioni di benessere e di pace, ci sono persone che rischiano di distruggere la propria umanità attraverso la mancanza di controllo, di disciplina e l’illusione che “tutto mi appartiene”.

La vita è il valore più alto.

E questo desiderio non viene da noi soltanto. È un dono. Viene da Dio. Il Vangelo di oggi ci porta in una direzione ancora più profonda. Davanti alla morte di Lazzaro, Gesù non offre un’emozione passeggera. Non offre una distrazione. Dice qualcosa di radicale: “Io sono la risurrezione e la vita”. In lui la vita vera è già presente.

Qualcuno nella storia ha interpretato la religione come una fuga dalla realtà. Karl Marx parlava della religione come di “oppio dei popoli”. Ma l’esperienza concreta della vita mostra qualcosa di diverso. Lottare per la vita – anche nella malattia, anche nella sofferenza – non è un’illusione. È la cosa più profondamente umana che esista.

Io questo l’ho capito molte volte nella mia vita, lavorando come cappellano in ospedale. Lì ho visto persone molto malate, a volte consapevoli di essere vicine alla morte, ma ancora piene di desiderio di vivere, di amare, di sperare. Ho visto persone che cercavano senso, che volevano riconciliarsi con i propri cari, con se stesse e con Dio. Ed è proprio lì che ho capito qualcosa di molto semplice: la fede cristiana corrisponde a ciò che il cuore umano desidera veramente.

Il cristianesimo non ci chiede di rinunciare alla vita. Al contrario, ci dice che il nostro desiderio più profondo di vivere è vero. È scritto nella nostra natura. Gesù non propone una vita superficiale, fatta di momenti. Propone una vita piena, vera, che nasce dalla relazione con Lui.

Nel film, Marcello incontra più volte la possibilità di una vita autentica: nell’amore fedele, nell’amicizia, nella ricerca della verità. Ma non riesce a scegliere. Rimane in superficie. Il Vangelo invece ci invita a fare una scelta.

Perché la vera vita:

  • non è nell’accumulare esperienze,
  • non è nel consumare tutto,
  • non è nel cercare di essere felici a ogni costo,

ma è nel vivere in verità, nell’amore, nella comunione.

Gesù davanti al sepolcro di Lazzaro grida: “Lazzaro, vieni fuori!”. Questa parola è rivolta anche a noi.

  • Vieni fuori da una vita superficiale.
  • Vieni fuori da ciò che ti svuota.
  • Vieni fuori da ciò che ti rende schiavo.

Perché il nostro desiderio di vita non è sbagliato. È vero. Ma ha bisogno di essere orientato.

Dio ci ha dato la vita, e solo in Lui troviamo la vita in pienezza.

E questa è la speranza cristiana: che la nostra sete di vita non è destinata a finire nel vuoto, ma trova risposta in Cristo, che è la vita vera.

Amen.

 

Conclusione

Fratelli e sorelle,

Mozart ci mostra che il genio nasce dall’armonia. Ratzinger ci mostra che la santità nasce dalla bellezza della verità.

  • Ascoltiamo dunque il Figlio, come abbiamo udito oggi sul monte Tabor.
  • Accordiamo gli strumenti del cuore.
  • Esercitiamo l’amore.

 

E allora la nostra vita – qui e nell’eternità – risuonerà come una sinfonia ben eseguita a gloria di Dio.

 

Amen.

 
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